La scopa ai tempi del coronavirus

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Io me la immagino la scena:

‘Nonna, mi racconti una storia?’

E io, che sarò una nonna fighissima, proverò a inventarmi una favola che concili fantasia e realtà dei tempi in cui vivremo.

E mio/a nipote, che sarà un cagacazz come me, mi dirà:

‘no nonna! Voglio sapere dell’epoca in cui si scioglievano i ghiacciai e c’era quel virus terribile e si parlava di terza guerra mondiale.’

Sorriderò e comincerò così:

‘Mentre le persone si accusavano l’un l’altro di non sapere abbastanza sul virus da potersi permettere post su fb;

Durante un picco di razzismo contro chiunque;

Quando la gente offendeva altra gente perché aveva o non aveva paura e le rideva in faccia, ignorando i sentimenti del prossimo;

Nello stesso momento in cui ci interrogammo davvero sulla nostra natura che con vanto, nonostante tutto, dichiaravano ‘umana’

NOI SCOPRIMMO CHE LE SCOPE STANNO IN PIEDI

Fu il tempo in cui la globalizzazione lasciò posto alla MINCHIONIZZAZIONE.

E sai perché, nipote?

Perché a ridere passa la paura, si ossigena il cervello, riscalda il cuore e poco alla volta si torna a essere umani.’

Si spera

Si continua a sperare