Educare alle emozioni, proviamoci insieme

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Le emozioni, queste sconosciute, per decenni non guardate e non ascoltate, oggi tornate alla ribalta in tutta la loro importanza non soltanto nel mondo emotivo ma anche con le loro innumerevoli ricadute nel sociale e nello sviluppo cognitivo di un bambino.

Ma come poter definire un’emozione? L’etimologia del termine proviene da latino “emovere” cioè muovere fuori e dunque potremmo definirle come un cambiamento del normale stato di un individuo. Oltre ad un’alterazione del nostro stato d’animo, spesso le emozioni portano ad un’alterazione dal punto di vista fisico poiché variano alcuni parametri di questo, come ad esempio la respirazione o il battito cardiaco. Attraverso le emozioni che proviamo ogni giorno possiamo meglio conoscere noi stessi. 

Psicologi e psicoterapeuti oggi parlano di alfabetizzazione emotiva, ossia la capacità di insegnare cosa sono le emozioni, a cosa servono e come si possono esprimere: insegnare a capire se stessi e gli altri a livello emotivo. Compito questo che sin dai primi giorni di vita di un bambino spetta ai genitori, ai nonni e a tutti gli adulti che ruotano attorno alla vita dei bambini. 

“Mamma oggi mi sento un po’…strano”

Spesso i bambini non riescono a comprendere e di conseguenza ad esprimere quello che stanno vivendo a livello emotivo; la società in cui viviamo, pur essendo molto più aperta al riconoscimento del mondo emozionale, ancora si mostra chiusa e giudicante.

Quante volte ci ritroviamo a dire ai nostri figli di non piangere quando invece dovremmo incentivarli a manifestare i loro sentimenti?

I bambini spesso ci chiedono di aiutarli a regolare le loro emozioni, ma altrettanto spesso un genitore non è in grado di decifrare tale richiesta. Ciò che si dovrebbe fare è aiutare un bambino a dare un nome alle sensazioni che provano, a contestualizzarle e dunque ad associarle alle diverse situazioni in cui si presentano. Accompagnarli e tenerli per mano per dare loro un senso all’emozione provata anche quando questa può essere diversa da quella che proverremmo noi. 

Un bambino generalmente chiede, in modo implicito, ai propri genitori di entrare dentro il suo stato emotivo, per lui caotico e sconosciuto. Chiede loro di aiutarlo a fare chiarezza in questo magma indefinito nella speranza che di trovare, in chi si prende cura di lui, la gestione più adeguata  e le risposte di cui ha bisogno.

La competenza emotiva di un bambino deve essere fornita dai genitori nel momento in cui questo si sente travolto da qualcosa che non sa decifrare.

I genitori con le loro interazioni, attraverso le loro parole e le loro azioni devono aiutare il bambino nel difficile compito della percezione, comprensione e gestione del loro vissuto emotivo. Accogliendo e interagendo con il suo vissuto interiore, il bambino acquisirà la capacità di dare un valore ai propri stati emotivi, comprendendone il significato e sopratutto imparando a regolarli. L’adulto deve essere in grado di offrire al bambino una risposta speculare e complementare all’emozione provata dal bambino.

Un’adeguata alfabetizzazione emotiva è ciò che può aiutare un bambino ad avere un sano sviluppo psichico, la comprensione del nostro universo emozionale è ancora molto lontana, ma se riusciamo a dare ai nostri figli una buona lettura di ciò che provano saranno sicuramente degli adulti che sapranno meglio affrontare la vita nelle sue innumerevoli sfaccettature.

L’educazione emotiva è il processo educativo continuo e permanente che mira a promuovere lo sviluppo emotivo come un complemento indispensabile dello sviluppo cognitivo, in quanto entrambi rappresentano due elementi essenziali dello sviluppo della personalità completa”.

-Rafael Bisquerra-

Attraverso una buona alfabetizzazione emotiva potremmo aiutare i nostri figli a riconoscere in se stessi e negli altri le emozioni, saperle classificare, modularle rispetto ai diversi contesti in cui ci si trova, prevenire i conflitti interpersonali ed avere un atteggiamento positivo nei confronti della vita.

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