ADHD: come gestire la frustrazione

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Una mamma mi ha scritto:

Buona sera dottoressa, sono la mamma di Gabriele 6anni e mezzo adhd, abitiamo a tp.
Il bambino fa logopedia da quasi tre anni, prima abitavamo in Sardegna, ci siamo trasferiti a trapani e abbiamo interrotto poiché siamo di nuovo in lista d’attesa 🤔🤔🤔 anche se ha già una diagnosi.
Il bambino ha bisogno di intraprendere di nuovo psicomotricità, poiché in questi mesi che non fa nessuna terapia è peggiorato, c’è qualcosa che io posso fare per cercare di “contenere” i suoi atteggiamenti di frustrazione per banali motivi?
Magari indirizzandomi verso qualche consiglio inerente al comportamento di questi bambini.
Grazie per la disponibilità.

Salve signora, mi chiedo come mai il suo bambino fa solo terapia psicomotoria. Con diagnosi ADHD la terapia efficiente ed efficace è quella multimodale ovvero caratterizzata dalla presenza di psicomotricità o logopedia (quando necessaria), terapia cognitivo comportamentale, patent training e quella farmacologia solo se il NPI lo ritiene necessario. 

Alla sua domanda rispondo con due punti poiché non so se per frustrazione intende una difficoltà rispetto l’autostima e la percezione di sé oppure una difficoltà rispetto l’autoregolazione emotiva di fronte al rispetto delle regole o agli imprevisti.

Difficoltà rispetto l’autostima e la percezione di sè

Numerosi studi dimostrano come circa più del 50% dei bambini con ADHD presenta bassi livelli di autostima rispetto ai bambini della stessa età. La relazione tra ADHD e autostima ha molto a che fare con le difficoltà a scuola, l’alto livello di frustrazione perché non si riesce a portare a termine un compito entro i termini come gli altri bambini. Si percepisce diverso, o magari sono proprio i compagnetti a respingerlo.

Inoltre i bambini con difficoltà di attenzione e iperattività, a causa delle loro difficoltà, ricevono di frequente rimproveri e informazioni negative sul loro comportamento.

Spesso viene detto: “non urlare”, “stai attento”, “stai un po’ fermo”, “comportati bene”. Questi bambini si sforzano di fare le cose bene. Come risultato di questo sforzo infruttuoso si sentono impotenti: “Non so cosa posso fare, qualunque cosa mi riesce male”.

Cosa fare?

Spesso i bambini con ADHD vengono messi in condizioni non adatte a loro: luoghi e situazioni in cui gli stimoli distraenti sono troppi o vengono proposti compiti spesso non adatti alle caratteristiche dei bambini con ADHD, perché richiedono attenzione o autocontrollo che non sono in grado di affrontare, aumentando così il loro senso di frustrazione, il senso di inadeguatezza e di fallimento.

Dopo aver fallito ripetutamente nel compito, gli adulti, a poco a poco, smettono di offrire ulteriori possibilità o responsabilità al bambino. In questo caso al bambino giunge un messaggio negativo che dice “noi non ti lasciamo fare perché non sarai capace”. Pertanto, il bambino con ADHD inizia a sentirsi inutile, incapace e insicuro.

Piuttosto in questi casi è bene far fare più pause durante lo svolgimento dei compiti o delle attività, utilizzare strategie di rinforzo e premi per gli obiettivi raggiunti o parzialmente raggiunti. Dare più tempo per l’esecuzione e suddividere e concordare con il bambino stesso la giornata o le attività da svolgere cosicché il bambino sa già cosa gli aspetta!  

È fondamentale la comunicazione: trasformare tutti i NON che utilizziamo in possibilità. “Non fai mai i compiti” diventerà “potresti cominciare a fare un compito intanto, io sono qui, e quando hai bisogno di fermarti dimmelo, poi ricominciamo nuovamente, non è una corsa fare i compiti!”.

Difficoltà rispetto l’autoregolazione emotiva di fronte al rispetto delle regole o agli imprevisti

Se per frustrazione intendiamo la mancata regolazione degli stati emotivi dobbiamo considerare che sono una conseguenza dei deficit biologici del bambino, che gli provocano uno stress comportamentale che innesca un comportamento disadattivo mirato a ridurre tale sensazione di stress. Non è sufficiente rispondere in modo empatico, ma è necessario imparare come identificare e ridurre gli antecedenti del comportamento problema. Una volta individuati si lavorerà per ridurli ed evitarli in maniera funzionale. Gli antecedenti , quelli che lei chiama ” banalità” possono essere di natura diversa: può essere uno stimolo esterno fastidioso, una comunicazione disfunzionale, un atteggiamento poco coerente nel tempo, così come la gestione delle regole e delle situazioni.

Cosa fare?

Sarebbe necessario nel suo caso fare un’osservazione funzionale: antecedente – comportamento – conseguenza (sia di natura fisica che emotiva, sia del bambino che dell’adulto presente in quel momento).

Pertanto è necessaria una terapia comportamentale cosicché in collaborazione con i genitori si può agire sui comportamenti problema ed il bambino diventa esso stesso mediatore dei suo comportamenti dopo aver imparato ad utilizzare delle strategie.

Il parent training come detto all’inizio è importante in questi casi perché la famiglia, primo contesto fondamentale del bambino ha bisogno sia di confrontarsi rispetto a ciò che è l’ADHD, ma anche rispetto a sé stessi come genitori di un bambino con ADHD e di mettere in campo modalità comunicative e d’azione funzionali.

Il parent training può essere individuale (mamma e papà) o di gruppo confrontandosi con altre famiglie in presenza dell’esperto. Sicuramente è un’occasione di formazione e informazione al fine uscire fuori dal ” vortice ADHD” come limite ma entrare nell’ottica dell’ ADHD come risorsa.

Se vuole a settembre ne condurrò uno personalmente, online. Contatti la presidente dell’associazione gemelli ADHD, Laura Lorenzini. Trova i riferimenti sulle pagine Facebook. La invito anche a scaricare gratuitamente la rivista Cambiamenti, promossa sempre dall’associazione. Troverà articoli, materiale, informazioni sul mondo dell’ADHD e sui disturbi del neurosviluppo. 

Rimango a sua disposizione per ulteriori domande.

Se anche tu hai bisogno di contattare la Dott.ssa Sharon Lauricella, esperta in psicoterapia sistemica familiare, disturbi del comportamento e ADHD, puoi usare il modulo contatti del blog, la dottoressa risponderà garantendo l’anonimato.

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