Segnali e riflessioni sullo spannolinamento

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L’estate è il momento più gettonato per aiutare i nostri bambini a lasciare il pannolino, soprattutto se si trovano nella fascia d’età 18 e i 24 mesi o se si avvicina l’ingresso alla scuola dell’infanzia; a volte anche se molto motivati e pieni di buoni propositi arriviamo a questo giorno non privi di ansie e dubbi.

Lo spannolinamento è un momento della fase dello sviluppo del bambino molto delicato, non solo vanno osservati i segnali che ci invia ma anche la sua storia di sviluppo motorio

Un bambino che avrà iniziato a camminare a 10/11 mesi sarà probabilmente più pronto verso i 20/24 mesi a lasciare il pannolino, attività come arrampicarsi, non sono esperienze isolate, ma rientrano in quello sviluppo che andrà ad incidere sul tutto.

Vediamo i segnali che dovrebbero accederci la lampadina

⁃ Linguaggio (poter comunicare di aver fatto cacca o pipì o volerla fare) 

⁃ Sviluppo autonomie (tentativi di vestirsi e svestirsi da solo) 

⁃ Maturazione fisiologica del controllo degli sfinteri (il bambino diventa maturo, inizia a percepire dei cambiamenti fisiologici, scoprendo una nuova sensazione che fa breccia nel suo corpo. Comunica che arriva la pipì o la cacca o subito dopo o subito prima)

⁃ Volontà e desiderio del bambino di crescere e diventare grande.

⁃ Dirada durante la giornata i momenti di pipì. Il pannolino non risulterà sempre pieno, sopratutto nel pisolino pomeridiano.

– Distingue pipì e cacca, conosce ed utilizza correttamente le parole corrispondenti.

Avvisa l’adulto della necessità di espletare i propri bisogni.

Alcuni spunti di riflessione 

Importante e determinante per la serenità di tutti è non attuare forzature ma seguire i tempi del bambino. Più insisto più il bambino resiste. Se un bambino si trova in piena fase oppositiva del No, sarà difficile che accetti una nostra proposta. 

Per aiutare il bambino ad acquisire l’autonomia necessaria diamogli dei vestiti comodi, facili da sbottonare e sfilare. Meglio evitare quindi body, vestiti con chiusure sulla schiena o difficilmente raggiungibili dal bambino.

Preferite vestiti elastici, morbidi, semplici da gestire e quando il vostro bambino manifesterà il bisogno di recarsi in bagno non sostituitevi a lui: dopo avergli mostrato le azioni da compiere per raggiungere il risultato finale lasciate che si spogli da solo, che si sieda e che rimanga seduto per tutto il tempo necessario, senza pressioni e senza fretta

Anche in questo caso le routine risultano essere fondamentali. 

Sottoporlo a continue domande sull’andare al bagno potrebbe suscitare stress e ansia nel bambino. 

Non creiamo nella nostra mente troppe aspettative, che inevitabilmente riverseremo sul bambino. Ricordiamo che i bambini sugli sfinteri hanno pieno potere decisionale, trattengo/espello. 

Piuttosto sosteniamolo abituandolo a recarsi in bagno prima e dopo momenti come il riposo o il pasto, prima e dopo essere usciti di casa.

Conclusione 

Non esiste una formula precostituita valida per tutti, ogni bambino ha la propria peculiarità ed è importante rispettarla senza forzature e grosse pretese, necessarie solo a noi e non a lui.

Sarà il bambino a suggerirci il momento giusto e a noi spetterà solo il compito di agevolare rispettando i suoi bisogni e sopratutto i suoi tempi.  

Se riteniamo dopo vari tentativi che il bambino non è ancora pronto sul piano emotivo, è giusto fare un passo indietro senza creare forzature che potrebbero rallentare l’intero processo.

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Mi chiamo Marianna Guerrazzi, sono nata nel 1976, laureata in Scienze dell’Educazione presso l’università di Napoli, e in Counseling per l’etá evolutiva qualche anno dopo. Sono un educatrice, pedagogista, fondatrice del blog "La cicogna non mi ha detto" e mamma di un bimbo il piccolo T. Ho pensato che il lavoro da educatrice fosse il mio lavoro, forse non da subito. Successivamente ho incrociato lungo il mio percorso persone eccezionali che mi hanno aiutato a chiarirmi le idee rispetto al mio futuro. Non saprei fare un altro lavoro, i bambini e le loro famiglie sono per me nutrimento nonostante la fatica emotiva, non saprei farne a meno. Ho studiato a Napoli e poi a Roma, trasferita a Trieste ho proseguito la mia formazione in ambito educativo, che tutt’ora procede, nonostante un nuovo trasferimento a Palermo. Nel 2004 sono partita dalla mia città per approdare in Friuli Venezia Giulia. Ho iniziato lavorando come educatrice di nido, ho avuto esperienze nella scuola dell’infanzia e come educatore in comunità di recupero per adolescenti. Come tanti genitori ho compreso che quando nasce un bambino crescerlo è estremamente difficile. Equilibristi, così spesso mi definisco, tra ciò che immaginiamo e la realizzazione di queste immaginazioni. Confronto e riflessioni ci fanno percepire meno solitudine. Da qui, l’idea di aprire una finestra su Palermo Kids, per poter chiacchierare costruttivamente di tutto ciò che ci sta a cuore sul mondo dell’infanzia.

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