Dove è finita la punta del pennarello?

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Ti è mai capitato di trovare i pennarelli con la punta distrutta?

Una cosa spesso incomprensibile che fa anche un po’ arrabbiare noi mamme perché quei pennarelli magari li hai anche appena ricomprati per l’ennesima volta!

Tra le prime cose che vengono date ad un bambino per scarabocchiare ci sono i pastelli a cera e le matite. Però il loro tratto non è bello marcato, evidente…il bambino si stufa, perde la pazienza e lo abbandona. Così vai in cartoleria, compri i pennarelli ed il fatto che siano “lavabili” ti induce a pensare che siano adatti a qualsiasi età.

Abbiamo offerto al bambino uno strumento sicuramente utile per imbrattare divani, muri , tavoli, ma meno per affinare le competenze manuali.

Proviamo a capirne di più insieme.

Che ci credi o no, la matita è oggetto vivo, ed il suo tratto, il segno che lascia, rappresenta la continuazione della vita stessa. Nasce dal legno, e la sua anima è un fossile millenario. 

Così come esiste una sostanziale differenza tra una matita e un pennarello, esiste una ulteriore, importante differenza nel loro uso.

La matita necessita di cura e concentrazione per poter tracciare il proprio segno sul foglio. 

se il bambino non tiene bene la matita, non si concentra su quello che fa, questa non scrive, non traccia un segno netto.

La diversa impugnatura, la maggiore o minore pressione sulla carta, permette di ottenere differenti risultati. Ecco dunque che il bambino diviene, attraverso questo apprendimento e tramite la propria volontà, autore dell’effetto desiderato, e la sua stessa autonomia ne gioverà.

Col pennarello, tutto è differente, poiché come strumento, esso è limitato, unico, immutabile. Dal punto di vista educativo non insegna la concentrazione, l’impegno, la calma o la gestione necessaria per la scrittura. 

il pennarello non frena l’eccessiva pressione, non fa riflettere su quello che si fa, lo sii può usare anche ad occhi chiusi, quasi senza pensarci.

Ogni cosa che offriamo ha una diretta conseguenza, anche se non immediata.

Quindi se vedi che la punta dei pennarelli è rovinata, fai un passo indietro, ridagli le matite o i pastelli a cera. Quando vedrai che c’è un “buon tratto” allora il bambino sarà pronto per un uso “consapevole” del pennarello.

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Mi chiamo Marianna Guerrazzi, sono nata nel 1976, laureata in Scienze dell’Educazione presso l’università di Napoli, e in Counseling per l’etá evolutiva qualche anno dopo. Sono un educatrice, pedagogista, fondatrice del blog "La cicogna non mi ha detto" e mamma di un bimbo il piccolo T. Ho pensato che il lavoro da educatrice fosse il mio lavoro, forse non da subito. Successivamente ho incrociato lungo il mio percorso persone eccezionali che mi hanno aiutato a chiarirmi le idee rispetto al mio futuro. Non saprei fare un altro lavoro, i bambini e le loro famiglie sono per me nutrimento nonostante la fatica emotiva, non saprei farne a meno. Ho studiato a Napoli e poi a Roma, trasferita a Trieste ho proseguito la mia formazione in ambito educativo, che tutt’ora procede, nonostante un nuovo trasferimento a Palermo. Nel 2004 sono partita dalla mia città per approdare in Friuli Venezia Giulia. Ho iniziato lavorando come educatrice di nido, ho avuto esperienze nella scuola dell’infanzia e come educatore in comunità di recupero per adolescenti. Come tanti genitori ho compreso che quando nasce un bambino crescerlo è estremamente difficile. Equilibristi, così spesso mi definisco, tra ciò che immaginiamo e la realizzazione di queste immaginazioni. Confronto e riflessioni ci fanno percepire meno solitudine. Da qui, l’idea di aprire una finestra su Palermo Kids, per poter chiacchierare costruttivamente di tutto ciò che ci sta a cuore sul mondo dell’infanzia.

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