Capricci: come gestirli

299

Indice

Il capriccio è un argomento molto dibattuto. Ma esiste poi davvero il capriccio?

Quante volte ci è capitato di assistere a scene di bambini piangenti, urlanti e saltellanti come se il mondo avesse fatto loro la più grossa delle crudeltà?

Iniziamo dicendo che è un comportamento fisiologico che si manifesta sopratutto nei bambini al di sotto dei tre anni. I bambini in questa fase vivono un turbinio di emozioni che faticano a gestire o comprendere. Il capriccio può essere però senza dubbio definito, fra i comportamenti fisiologici, una vera e propria crisi di rabbia.

Risulta essere più intenso quanto più si è vicini al diciottesimo mese di vita, per pian piano perdere di intensità verso i tre anni e mezzo.

In quei momenti, nei quali ci è richiesta una maggiore attenzione e un buon controllo emotivo, ammetto essere difficile non perdere la pazienza. Personalmente mi accade di inciampare, di aggrovigliarmi su quelle stesse teorie che da educatore consiglio ai genitori, ma che da mamma fatico talvolta a mettere in pratica.

Cosa bisogna comprendere?

Durante una crisi di rabbia il bambino si disgrega, fatica a tenere assieme le parti di sé. Il dolore che prova è reale, non avendo la capacità di gestire da solo questo stato emotivo.

Ricorda: Il bambino, in età prescolare, non avendo ancora sviluppato altre capacità cognitive, sociali, relazionali, tende a manifestare le proprie espressioni di rabbia a livelli molto primordiali.

Ciò accade soprattutto in famiglia, perché è l’ambiente che percepisce fiducioso alle relazioni. Crescendo, e con l’acquisizione di competenze anche linguistiche, il bambino inizierà a spiegare ciò che sente e prova, e sarà più semplice per lui dare un senso alle cose che gli accadono attorno.

La prevenzione della crisi

È importante sapere che nella gestione di queste crisi è buona regola il prevenirle.

Osservare il proprio bambino, cercare di individuare quali sono le circostanze che possano scatenare certe situazioni; questo vi aiuterà certamente a farne fronte. 

Molto spesso le crisi avvengono quando un bambino è stanco o stressato, quando è stato esposto a troppi stimoli o quando ancora smettere di giocare per fare altro, come ad esempio un bagnetto, diviene una distrazione incomprensibile. 

A volte ridimensionando l’ambiente o gli stimoli, accordando le necessità fisiche come il sonno o la quiete, permetterà un controllo efficace alle emozioni, dal bambino altrimenti ingovernabili.

Qualsiasi sia il suo disagio devi sempre chiederti:

Cosa puoi fare se invece la crisi si verifica?

Possiamo trovare un modo per rendere una particolare situazione, o un evento quotidiano, più accettabile per il bambino e per noi, o dobbiamo far in modo che il bambino si adatti alle cose? 

Se noi come adulti non siamo in grado di concentrarci su noi stessi, come possiamo pensare che lo faccia un bambino? 

Il rispecchiamento emotivo

Quando ormai la crisi è innescata, è utile supportare il bambino attraverso il rispecchiamento emotivo: “So che vorresti continuare a giocare, ma adesso è ora di andare a magiare” è una frase accogliente che comprende la necessità di essere capiti e l’esigenza del dover comunque fare. 

Se rispondiamo al comportamento cercando per prima cosa di entrare in sintonia con nostro figlio, dimostrandogli comprensione ed empatia, il bambino si sentirà aiutato, inizierà ad abbassare le difese e sarà maggiormente in grado di collaborare. È importante ricordare che un bambino in piena crisi di rabbia, difficilmente vi ascolterà finché non si sarà calmato grazie al nostro aiuto e alla nostra capacità di metterci sulla stessa lunghezza d’onda delle sue emozioni. 

Cosa non dobbiamo mai dimenticare

Ricordati, come abbiamo detto all’inizio:

  • Il capriccio è un processo fisiologico che non durerà per sempre.
  • Come lo affronterà, e cosa riuscirá ad apprendere, dipenderà molto da noi adulti.
  • Si può imparare ad affrontare i capricci, gli estri o i ghiribizzi, attraverso la qualità che appartiene a ogni mamma e a ogni papà: la signora PAZIENZA.
Previous articleParco Villa Tasca
Next articleSkate Park Palermo
Mi chiamo Marianna Guerrazzi, sono nata nel 1976, laureata in Scienze dell’Educazione presso l’università di Napoli, e in Counseling per l’etá evolutiva qualche anno dopo. Sono un educatrice, pedagogista, fondatrice del blog "La cicogna non mi ha detto" e mamma di un bimbo il piccolo T. Ho pensato che il lavoro da educatrice fosse il mio lavoro, forse non da subito. Successivamente ho incrociato lungo il mio percorso persone eccezionali che mi hanno aiutato a chiarirmi le idee rispetto al mio futuro. Non saprei fare un altro lavoro, i bambini e le loro famiglie sono per me nutrimento nonostante la fatica emotiva, non saprei farne a meno. Ho studiato a Napoli e poi a Roma, trasferita a Trieste ho proseguito la mia formazione in ambito educativo, che tutt’ora procede, nonostante un nuovo trasferimento a Palermo. Nel 2004 sono partita dalla mia città per approdare in Friuli Venezia Giulia. Ho iniziato lavorando come educatrice di nido, ho avuto esperienze nella scuola dell’infanzia e come educatore in comunità di recupero per adolescenti. Come tanti genitori ho compreso che quando nasce un bambino crescerlo è estremamente difficile. Equilibristi, così spesso mi definisco, tra ciò che immaginiamo e la realizzazione di queste immaginazioni. Confronto e riflessioni ci fanno percepire meno solitudine. Da qui, l’idea di aprire una finestra su Palermo Kids, per poter chiacchierare costruttivamente di tutto ciò che ci sta a cuore sul mondo dell’infanzia.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.