Il bilinguismo: fa bene o fa male?

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Nella prima metà degli anni Venti la maggior parte degli esperti sosteneva che il bilinguismo provocava effetti dannosi sulle funzioni intellettive del bambino. Tuttavia, queste prime ricerche sull’argomento, oltre ad essere influenzate dai crescenti nazionalismi, non prendevano in considerazione diverse variabili – quali il livello socio-economico e culturale dei genitori, l’età e le modalità di introduzione della seconda lingua, o il sesso del bambino – che si sono poi dimostrate determinanti.

L’idea che il bilinguismo fosse di ostacolo allo sviluppo linguistico e a quello intellettivo più in generale, fu confutata (finalmente) negli anni Sessanta.

È stato dimostrato infatti che gli effetti del bilinguismo sono vantaggiosi per lo sviluppo cognitivo e non solo!

Sapete che uno degli effetti positivi è attribuito al fatto che gli apprendenti bilingui sono capaci di usare varie strategie di apprendimento grazie alle loro precedenti esperienze linguistiche?

Decenni di ricerche sui bambini monolingui hanno stabilito che maggiore è l’esposizione al linguaggio, migliore è l’apprendimento. Allo stesso modo, i recenti studi sui bambini multilingui indicano che la misura dell’esposizione a lingue diverse preannuncia la ricchezza del vocabolario e lo sviluppo della grammatica di ciascuna lingua! 

Quindi, genitori di madrelingua diversa dall’italiano, parlate e leggete ai vostri piccoli nella vostra lingua d’origine! Sia per loro che per voi, è ricchezza!

Inoltre, i bambini che sono esposti ad input di qualità in due lingue prima dei 3 anni (e che continuano ad esserlo anche successivamente), avranno prestazioni migliori dopo i 3 anni nella lettura, nella consapevolezza fonologica e nella competenza linguistica

I bambini che sentono due lingue dalla nascita cominciano ad impararle simultaneamente e, nonostante le preoccupazioni circa i ritardi linguistici rispetto ai loro coetanei monolingui, raggiungeranno il livello linguistico di questi ultimi. Non è fantastico!?

Ricordatevi sempre che la quantità e la qualità delle esposizioni dei bambini a conversazioni responsive da parte degli adulti, prevedono i futuri successi linguistici e di literacy.