Le Vie dei Tesori: Le Sorgenti del Gabriele e La Collezione di Pupi

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Per il terzo fine settimana de Le vie dei tesori abbiamo fatto un viaggio che ci ha condotto dalla purezza dell’acqua della sorgente del Gabriele, alla suggestione dell’atipico contesto museale che fa da cornice all’altrettanto preziosa collezione di pupi palermitani di Giacomo Cuticchio sr, custoditi all’interno di Palazzo Branciforte.

La sorgente del Gabriele

Il nostro viaggio inizia ai piedi della “Conigliera”, dove ci accoglie uno spazio con volte di mattoni in cui ci si trova di fronte alla meraviglia della sorgente che già il Villabianca aveva indicato con il toponimo arabo di Al Garbal, ovvero grotta irrigante.

Questa sorgente sgorga dal complesso roccioso Sagana-Monte Cuccio, e in questo punto raccoglie le acque di altre tre sorgenti: Cuba, Nixio e Campofranco.

Immediatamente la memoria va alla fontana di Piazza Pretoria dove si trova la scultura che ritrae la personificazione del Gabriele, in compagnia di altri fiumi palermitani: Oreto, Papireto e Maredolce. Sicuramente, ciò che ci portiamo dentro sono i riflessi dell’acqua e la limpidezza di uno sgorgare lento (e normalmente rigorosamente al buio, per evitare la proliferazione di piante attivate dalla fotosintesi clorofilliana) ma continuo che ancora alimenta gran parte della nostra città. Ancora una volta un grande dono fatto a noi uomini dalla Natura.

La collezione di Pupi

Entrando all’interno di Palazzo Branciforte, l’acqua ci accompagna ancora, stavolta non più dal basso ma dall’alto, data la forte pioggia e la tipica colonna sonora da temporale, giusto quando la guida ci accompagna nell’ala del museo che ospitava il Monte della Pietà per la pignorazione, intitolato a S. Rosalia, che ospitava la sezione dei beni non preziosi: seterie e biancheria.

Ai “Panni vecchi” attualmente fa bella mostra di sé la ricca e variegata collezione che conta 109 pupi inseriti all’interno di un contesto più unico che raro in cui una struttura architettonica lignea si innalza su più piani vertiginosamente verso l’alto.

I pupi dialogano perfettamente sia col contesto coevo, che idealmente all’esterno del museo, perché oltrepassando la via Roma verso il Teatro Massimo, sempre su via Bara all’Olivella, ci si trova al teatro e al laboratorio della famiglia Cuticchio.

Scenari, cartelloni, un teatrino, un pianino a cilindro campeggiano tutt’intorno e rapiscono lo sguardo, che dialoga con quello dei pupi dagli occhi di vetro, forti ancora nonostante la polvere depositatasi nel tempo.

Essi si pongono come silenziosi compagni che se solo potessero chissà quante e quali storie potrebbero raccontarci, non solo le gesta del ciclo carolingio ma soprattutto le storie dei siciliani che si recavano ogni sera a teatro con tardo ardore a vederli e partecipare delle loro avventure condividendo in pieno stati d’animo e vicissitudini.

Mamma Teresa

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