Il tempo dei genitori

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Qualche tempo fa ho letto un post di una mamma su un gruppo di mamme che mi ha spinto ad una riflessione. 

In realtà era già un po’ di tempo che riflettevo in questi termini, ma quel post mi ha dato ulteriori spunti.

Una mamma chiedeva se ci fossero figure professionali per accompagnare i momenti di passaggio della propria figlia (o figlio non ricordo) dal vasino all’inizio dell’asilo, così da non creare traumi.

Mi sono rivista molto in questa mamma, ho rivisto me con la mia prima bimba fra le mani. 

Ho ripensato a quanto fossi spaventata dalla responsabilità che quella minuscola creaturina mi metteva addosso. 

E ho iniziato a cercare persone, figure professionali per lo più, che potessero smorzare un po’ di quella responsabilità. 

Partecipavo a millemila incontri aspettando che qualcuno, di certo più autorevole e preparato di me, potesse darmi le risposte che cercavo, che potesse darmi la certezza che se avessi fatto una cosa piuttosto che un’altra, sarebbe andato tutto per il meglio e mia figlia sarebbe cresciuta felice, allegra e senza nuvole nere intorno. 

Ricordo una volta di avere pagato 20 euro per partecipare ad un incontro sul gioco per sentirmi dire che ai bambini piace il gioco “batti manine”.

Col tempo ho imparato a rilassarmi, ma soprattutto ho capito che viviamo in una società che tende – per varie ragioni , e lasciatemelo dire, soprattutto ragioni economiche – a dire che noi genitori non siamo capaci

Non siamo capaci di capire quando nostro figlio ha fame, sete, sonno, che non siamo capaci di portarlo in braccio, in fascia, di addormentarlo, non siamo capaci di organizzare un semplice pic nic o di giocare con lui senza che qualcun altro – una figura autorevole – ci dica come farlo.

Viviamo in un’era in cui i riflettori sono puntati su mamma e bambino o su papà e bambino, in cui apparentemente è tutto costruito per semplificarci la vita ma in cui in realtà c’è attorno solo una gabbia dorata che mina la nostra innata capacità di fare.

Di fare qualunque cosa.

Ho capito, col tempo, che i “traumi” non possiamo eliminarli dalla vita dei nostri figli. 

Già l’arrivo di un fratellino o una sorellina, lo è.

Noi genitori però possiamo accompagnare i nostri figli attraverso i momenti più difficili e possiamo farlo semplicemente mettendoci in gioco, in discussione e soprattutto parlando, parlando, parlando con altri genitori, cosicchè dal confronto tra pari possano riuscire a venir fuori le nostre risorse.

Crescere un figlio è difficile.

Crescere un figlio nella nostra società è difficile.

Perchè siamo tendenzialmente isole.

Qualcuno ha detto che per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.

Ed è vero.

Non uno stuolo di figure più o meno professionali che ci dia una ricetta preconfezionata.

Ci vuole un villaggio, che accompagni ma non si sostituisca al genitore.

Una pediatra illuminata, a cui voglio molto bene e che stimo molto, mi ha detto anni fa una frase che porto sempre con me: “Compito del pediatra è rendere i genitori autonomi. Dare loro gli strumenti per discernere quando è il caso di portare il bambino dal medico o meno. Se un pediatra rende il genitore dipendente da se, ha fallito”.

Ecco.

Questo dice tutto.

Mamme e papà, tiriamo fuori il coraggio di fare i genitori.

Ne siamo in grado.

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Monica Li Vigni
Archeologa nel cuore e nel titolo, mamma per caso di una bambina e due bambini che le hanno cambiato la vita e l'hanno portata a percorrere strade che mai avrebbe immaginato per sè, mamma alla pari in allattamento e volontaria Nati per leggere. In perenne stato di amore/odio per la sua città, Palermo. Profondamente convinta che “chi non fa, non falla”. E quindi fa. O almeno ci prova.

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