Come interrompere l’allattamento – parte prima

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Molte mamme ci chiedono come poter smettere di allattare e ci chiedono pure se – noi mamme alla pari – siamo le persone giuste con cui parlare di questa tematica.

Perchè, purtroppo, ancora spesso si crede che una mamma pari “spinga”in qualche modo le mamme verso l’allattamento a tutti i costi.

Vi stupirò nel dirvi che non è così.

Sicuramente non è così per le mamme alla pari del Gruppo Maternage, di cui faccio parte, ma sono abbastanza certa che sia così per qualunque peer degna di questo nome.

Vi parleremo sempre di cosa è fisiologico, questo si, sfateremo mille mila miti legati all’allattamento, questo si.

Ma mai mai e poi mai vi “costringeremo” – qualora fosse anche possibile – ad allattare o proseguire un allattamento.

Il nostro compito è informare per far sì che la mamma possa scegliere in piena consapevolezza.

Non instillare un senso di colpa nella mamma qualora decidesse di smettere di allattare o di non allattare affatto.

Allattare è la fisiologia ma è anche una scelta.

Questo non ci stancheremo mai di ripeterlo.

Quando una mamma viene da noi e ci dice che vuole smettere di allattare, la prima cosa che chiediamo è “come mai?”, perchè solo conoscendo le motivazioni che spingono una mamma ad una scelta di questo tipo, possiamo darle una mano.

Ma soprattutto solo così la mamma può scoprire se è davvero quello che vuole o meno.

Perchè la maggior parte delle mamme che ci chiede aiuto in realtà non vuole smettere affatto, ma è solo piena di tutto quello che la gente attorno a lei le dice.

Sfatiamo qualche mito:

  • se smetto di allattare il bambino dormirà tutta la notte: falso. O almeno non è così certa come cosa. Ci sono bambini che dormono tutta la notte pur essendo allattati e bambini che si svegliano pur non essendolo affatto. Dipende dal bambino e dal bisogno di contatto che ha. Questo indipendentemente dall’età.
  • è troppo grande: falso. Non c’è un’età per cui il latte materno non vada bene. Il latte cresce e si modifica con la crescita del bambino. E va sempre bene.
  • lo vizio: falso. L’amore non è un vizio. E l’allattamento è amore. Troppi giochi sono vizi, il non avere regole è un vizio, l’allattamento no.
  • sto creando un bambino dipendente e mammome: falso. Un sicuro attaccamento rende un bambino sicuro di se, i bisogni soddisfatti sono quelli che non si ripresentano. Accogliendo i bisogni del bambino poniamo le basi per la sua futura indipendenza. E’ l’adulto che deve essere indipendente, non il bambino.
  • se smetto di allattarlo mangerà di più: falso. L’introduzione dei cibi solidi e la velocità con cui un bambino si approccia al cibo non è assolutamente correlato con l’allattamento. Un bambino non cerca il seno solo per fame ma per coccole, rifugio, consolazione, etc. Per di più un bambino (un bambino all’inizio dello svezzamento) non sa che il cibo sazia,  lo scoprirà solo col tempo. Se togliete il seno non aspettatevi che si fiondi sulla pasta asciutta perchè affamato.
  • sono incinta e devo smettere: falso. In una gravidanza fisiologica non ci sono controindicazioni legate all’allattamento. Così come si possono continuare ad avere rapporti sessuali, si può continuare ad allattare. Spiegato molto in soldoni, i recettori che consentono alle contrazioni uterine, indotte dalla suzione, di avviare un travaglio, si attivano dalla 37/38esima settimana gestazionale.

L’altra motivazione è SONO STANCA.

Ecco, questa è la vera unica motivazione (escluse le motivazioni gravi di salute) per cui smettere di allattare.

La mamma per qualunque motivo è arrivata al limite.

Partiamo da qui e lavoriamo su questo per una fine dolce dell’allattamento.

Nel prossimo articolo qualche dritta per poter raggiungere questo obbiettivo nel modo più sereno possibile.

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Monica Li Vigni
Archeologa nel cuore e nel titolo, mamma per caso di una bambina e due bambini che le hanno cambiato la vita e l'hanno portata a percorrere strade che mai avrebbe immaginato per sè, mamma alla pari in allattamento e volontaria Nati per leggere. In perenne stato di amore/odio per la sua città, Palermo. Profondamente convinta che “chi non fa, non falla”. E quindi fa. O almeno ci prova.

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