Ciuccio e Biberon: perché, quando e come toglierli

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Cari mamme e papà,

spesso i bimbi fanno uso di ciuccio e biberon nonostante abbiano superato l’età in cui è consigliabile il loro utilizzo e si sia già in un’epoca in cui questo utilizzo è altamente sconsigliato perché influenzerebbe negativamente sulla loro salute e sul loro sviluppo.

Ciò accade, nella maggior parte dei casi, perché grazie all’uso di ciuccio e biberon il bimbo si auto-calma ed auto-consola (velocemente) ed anche perché nella frenetica routine quotidiana l’assunzione della colazione è “più veloce e snella”, o perché i genitori hanno la paura che il/la piccolo/a non riesca ad assumere abbastanza nutrienti dacché il pasto principale viene dal latte ingerito tramite biberon, in assenza del quale il latte non viene assunto. 

C’è però da dire che quando si è davanti ad abitudini orali scorrette, prima si interviene meglio è per la salute del bimbo, per la sua evoluzione e per il benessere psicofisico del nucleo familiare a cui appartiene. 

Quando è il momento di levare il ciuccio?

Il ciuccio va eliminato gradualmente a partire dai 18-24, epoca ottimale per favorire il suo allontanamento e l’evoluzione del bimbo; in ogni caso deve essere eliminato entro i 3 anni. In caso contrario ciò potrebbe portare a delle conseguenze.

Perchè è importante levare il ciuccio?

Se la “suzione non nutriva” (il ciuccio appunto) è in realtà nutritiva dal punto di vista affettivo ed aiuta il bimbo nella sua auto-consolazione, il prolungato e insano attaccamento col ciuccio non lo favorisce ad acquisire strumenti che gli consentano di autoregolarsi in assenza di questi oggetti esterni.

Inoltre, l’ingombro del ciuccio all’interno del cavo orale impedisce alla lingua di assumere la postura corretta e predisponendo a difficoltà di masticazione e deglutizione, malocclusioni ed a ristagno di muco nell’orecchio medio con conseguenti problemi otorinolaringoiatrici e febbri continue, e molto altro. Questo ingombro inoltre limita la libertà della lingua (organo esplorativo e conoscitivo per eccellenza) e della mandibola, impedendo al bambino di sperimentare all’interno della sua bocca per imparare ad articolare “le parole” portando ad un rallentamento, ad una maggiore fatica o, addirittura, nell’impossibilità di acquisire correttamente alcuni suoni del linguaggio.

Quindi, è fondamentale che il ciuccio non venga utilizzato tutto il giorno e dovrebbe limitarsi all’addormentamento e a situazioni di particolare disagio del bambino ma soprattutto mai lasciato a sua totale disposizione.

Come togliere il ciuccio e il biberon?

Se il piccolo viene preparato emotivamente le probabilità di successo aumentano diminuendo di gran lunga la fatica psicofisica del piccolo e del nucleo familiare. Se lo si informa con dolcezza e se si crea qualcosa di magico intorno a questo evento (es.: regalarlo a Babbo Natale, che a sua volta lascerà per il bambino un grosso regalo; il compleanno).

Alcuni consigli pratici:

  • attivare la motivazione del bambino (è importante che anche i genitori lo siano)
  • avviare un distacco graduale
  • scegliere il periodo “giusto”: un periodo in cui il nucleo familiare ha una più alta possibilità di stare insieme(fine settimana, vacanze…), potendo affrontare eventuali disagi e difficoltà causate dalla dismissione.
  • preparare emotivamente il bambino al distacco
  • decidere con lui una tabella di marcia
  • stargli vicini nei momenti più “critici”
  • usare l’«ascendenza positiva» delle persone per lui/lei importanti evitando confronti con pari (fratelli/sorelle, amichetti, cugini, ecc.)
  • dare al ciuccio un sapore sgradevole
  • danneggiare il ciuccio o il biberon 
  • ridurre gradualmente la quantità di latte prima di andare a letto
  • prima di sostituire il biberon “giocare”  insieme per qualche tempo con la tazza che andrà a prenderne il posto
  • utilizzare “eventi favorevoli” (es. è caduto e si è rotto)
  • leggere insieme al bambino delle storielle apposite

Talvolta le mamma ed i papà provano “imbarazzo” ad ammettere le loro reticenze però, mamme e papà, non siete i soli a provare queste preoccupazioni ed affanni, tra l’altro del tutto comprensibili.

Come vi dico sempre, essere genitori è difficile ma non siete soli.

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