Genitori permissivi, autoritari o autorevoli?

La genitorialità nelle nuove generazioni

Oggigiorno si diventa genitori sempre più in tarda età e il tempo che si dedica ai figli è sempre meno poiché le priorità lavorative modificano il nostro vivere quotidiano. La società odierna, che porta alla trasformazione della famiglia tradizionale, mostra purtroppo un panorama in cui c’è sempre meno tempo da trascorrere con i nostri figli.

Questo comporta un approccio alla genitorialità spesso segnato da un estremo permissivismo dove il genitore è amico dei figli, dove ruoli e confini si fondono e confondono, contraltare ad un eccessivo autoritarismo, modello passato dove invece si pretendeva la totale ubbidienza senza una spiegazione alla regola imposta.

Genitori permissivi

L’essere un genitore permissivo, un genitore “amico”, ruolo sicuramente più facile, induce i figli ancora immaturi emotivamente e cognitivamente ad assumersi responsabilità troppo grandi per loro.

Questo genera un processo di adultizzazione precoce che porta solo a nuocere al bambino, generando in lui insicurezza e frustrazione perché non in grado di gestire il carico emotivo.

Il genitore incapace di conciliare affetto e regole chiare, non rappresenta un punto di riferimento solido, non permette al bambino di sperimentare le proprie capacità e di capire i propri limiti in un ambiente sicuro.

Genitori autoritari

I genitori autoritari, l’altra faccia della medaglia, imponevano (stile genitoriale oggi sempre più raro) una sottomissione tacita alle regole imposte, dove non era permesso chiedere una spiegazione né un confronto su una diversità di opinioni. Tale tipo di educazione genera individui che subiscono il potere dell’Altro per una forma di assoggettamento che non contempla la possibilità di vedere l’Altro in quanto essere umano, ma in quanto detentore di un potere. Tale visione del potere limita la libertà personale dell’altro perché manca la capacità di ascoltare, di comprendere e crea una relazione basata sulla sottomissione oppure sul conflitto. Imporsi con regole rigide ed inflessibili anche quando ci vorrebbe un’eccezione, tendendo a castigare e o a premiare tutto, nuoce alla libertà dei figli.
In questo modo i figli, raramente, sono in grado di prendere decisioni, soprattutto se i genitori non ci sono, come a scuola, per esempio, o al parco con gli amici. I figli sono obbedienti, ma poco indipendenti, poco responsabili verso gli altri e talvolta addirittura collerici e provocatori; tendono, quindi, ad essere sgarbati e ad avere capacità sociali ridotte rispetto ai loro coetanei.

Non inducete i ragazzi ad apprendere con la violenza e la severità, ma guidateli invece per mezzo di ciò che li diverte, affinché possano meglio scoprire l’inclinazione del loro animo” –Platone, Repubblica, VII  

Genitori autorevoli

Cosa sta dunque nel mezzo tra un educazione permissiva ed una autoritaria? 

Oggi sempre più si auspica all’utilizzo dell’autorevolezza che si fonda sull’autenticità e sulla congruenza tra quanto i genitori chiedono e il loro comportamento basato sull’ascolto, la fermezza, ma che evita la rigidità. Il genitore autorevole è in grado di non confondere le proprie paure con quelle del bambino inviando i giusti messaggi senza farsi sopraffare dall’emozione.

Genitori dunque più comunicativi e affettuosi e, anche se esercitano a pieno il loro controllo genitoriale, non usano modalità punitive. Le regole ci sono, ma vengono anche incoraggiate la discussione e la negoziazione con il bambino. Questi genitori bilanciano le richieste di obbedienza a regole chiare con il sostegno e l’attenzione ai bisogni del bambino.

Tutto ciò porta a crescere figli che hanno fiducia nelle proprie capacità, interessati ai risultati, collaborativi e dotati di autocontrollo e di buone capacità sociali. 

Autorevolezza dunque come modalità educativa efficace per promuovere l’adattamento sociale, inteso come accettazione dei valori e degli standard morali dei genitori, ma senza sacrificare la curiosità, autenticità e la spontaneità dei figli.

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