Come affrontare la morte e la malattia nei bambini

In un momento difficile come quello della perdita di un genitore, o di fronte alla malattia grave o addirittura alla morte di un figlio, o del coniuge, per una persona può essere emotivamente molto complicato, a volte terribile, rispondere alle domande dirette dei bambini.

Le ragioni per le quali i genitori (e gli adulti di riferimento in generale) possono essere reticenti sugli argomenti detti sono ovviamente molteplici e comprensibili, e alla base molte volte sta il tentativo di evitare di affrontare il proprio dolore, oltre a quello del bambino.

In genere, già dai 4 anni i bambini sono in grado di comprendere se è il caso o meno di fare domande su un argomento, ma il persistente rifiuto da parte degli adulti di parlare della persona defunta o malata può creare la sensazione di non essere considerati capaci di capire e di condividere il dolore.

È più sano per un bambino conoscere la realtà, almeno nei limiti del possibile, e vivere in un ambiente in cui si sente libero di porre domande quando lo desidera pur sapendo che ci saranno delle volte in cui il genitore non avrà la voglia di rispondere, ma che la volta successiva troverà la forza e la chiarezza per farlo.

Di fronte a malattie gravi, quando la prognosi è incerta, è veramente difficile sapere come comportarsi quando la domanda è presente nella mente di tutti e non solo in quella del bambino “ma la mamma (o il papà, la sorellina …) morirà?”. Un semplice “si” sarebbe troppo traumatico anche quando non ci sono altre speranze; un “no” quando non se ne ha la certezza, significherebbe mentire o promettere una cosa che forse non si potrà mantenere. Probabilmente la cosa migliore da fare in situazioni come questa è ammettere le proprie insicurezze e le proprie speranze e mostrarsi disponibili ogni volta che il bambino sente il bisogno di manifestare i propri sentimenti ed emozioni.

Consentire ai bambini di partecipare agli eventi che sconvolgono la famiglia o farsi consolare quando si è addolorati, aiuta i bambini a capire che il loro contributo e la loro partecipazione sono importanti e apprezzati e che il loro legame con la persona defunta o malata, e quindi anche il loro dolore, viene riconosciuto e preso sul serio. Ricordiamo sempre che non dobbiamo fingere che tutto vada bene di fronte all’evidenza che le cose non stanno andando affatto così.

La negazione costante della percezione del bambino che “c’è qualcosa che non va” influisce negativamente su di lui, facendogli perdere fiducia negli adulti e minando la fiducia nella sua capacità di intuire e capire quello che sta succedendo intorno a lui. Inoltre il bambino può pensare che nessuno sia disposto a condividere il dolore con lui.

Il bambino potrebbe sentirsi obbligato a mantenere il segreto sull’argomento per il timore di perdere l’approvazione dei genitori e ciò potrebbe portare sia all’inibizione della curiosità intellettuale anche in altri ambiti, ma anche alla consapevolezza che nessuno sia disposto a condividere e ascoltare il suo il dolore, con ripercussioni sulla sua crescita personale e sull’adulto che diventerà.

Spesso i genitori non sanno se conviene portare il bambino al funerale, ma se il defunto era una persona vicina al bambino, la non partecipazione sarebbe vissuta come un’ingiusta esclusione.

Dott.ssa Irene Sammartano

Psicologa – Psicoterapeuta

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