Alimenti biologici, solo una moda? Parte I

Gli alimenti biologici, vegetali o animali, appaiono, nell’immaginario del consumatore, migliori ed in particolare più sani rispetto agli alimenti, cosiddetti, convenzionali.
Essi stanno occupando spazi sempre più ampi del mercato nonostante il loro prezzo sia quasi sempre un po’ superiore rispetto ai cibi convenzionali.

Il movimento organico-biologico si è sviluppato nell’800 in Germania in contrapposizione alle produzioni agricole basate sull’impiego di sostanze chimiche di sintesi.
In Italia si espande negli anni ’90 ma il vero incremento è negli anni 2000, quando il terreno agricolo coltivato a biologico passa da 963.000 ettari nel 1999 a 11.824.000 ettari nel 2001, con lo scopo di contrastare gli antiparassitari chimici di sintesi noti anche come pesticidi.

I pesticidi sono molecole di sintesi selezionati per combattere organismi nocivi (insetticidi, fungicidi, erbicidi) e per questo generalmente pericolosi per tutti gli organismi viventi.
In commercio ci sono centinaia di molecole di principi attivi e migliaia di prodotti commerciali denominati pesticidi o diserbanti. I più usati sono il glifosato, il clorpirifos, i nicotinoidi e molti altri. Si usano dal 1930 con lo scopo di aumentare il prodotto delle coltivazioni e la resa dei terreni. Purtroppo il prezzo da pagare, per la tossicità delle sostanze e dei loro metaboliti, sembra insostenibile per un piccolo pianeta come il nostro.

I pesticidi sono presenti nel 70% della terra coltivabile del pianeta; nel 70% dei prodotti da forno; nel 70% delle acque superficiali e 35% delle acque profonde; nel 50% delle urine dei cittadini europei; in quantità elevate nel latte materno.

L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha stabilito i livelli dei residui di pesticidi che rientrano nei limiti di legge e la maggior parte dei campioni analizzati rientra in questi limiti.

Ma possiamo davvero dormire sonni tranquilli?

Non esattamente se lo IARC, Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, che parla a nome dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) classifica il glifosato come probabilmente cancerogeno.

Inoltre, nella valutazione del rischio, i limiti di legge si riferiscono al danno o tossicità del breve termine, cioè nell’immediatezza o dopo pochi giorni dall’assunzione della sostanza.
Non tengono conto del danno a lungo termine (dopo anni).  Né tengono conto della diversa suscettibilità genetica, dello stato nutrizionale, dell’età pediatrica e soprattutto delle gestanti, etc.
I più vulnerabili sono proprio i bambini piccoli e le gestanti per i danni sull’embrione o sul feto, ma anche danni epigenetici, i cui effetti si vedranno nelle generazioni future.

Non si tiene conto “dell’effetto cocktail” (diversi pesticidi assunti contemporaneamente amplificano il rischio tossico).
Non si tiene conto dei metaboliti e, spesso, i metaboliti sono più tossici della molecola originaria, come l’AMPA, metabolita del glifosato, che ormai si ritrova in quasi tutte le acque del pianeta sia superficiali che profonde.
Infine la valutazione si basa sulla documentazione del proponente.

Il risultato è che nei mangimi animali, nelle farine, nelle viti, negli oliveti, nella frutta e nella verdura, ci sono numerosi pesticidi, soprattutto negli alimenti importati (che non rispettano la legislazione Europea) e nei terreni agricoli, con coltivazione intensiva, come le serre.

In una singola mela ci sono mediamente 6-7 pesticidi, molti di più nelle fragole. E’ stato segnalato dagli esami tossicologici che un peperone importato dalla Cina conteneva fino a 28 pesticidi diversi!

….continua Sabato 20 Aprile.

Dott. Matteo Noto
Pediatra
Presidente ABIO Palermo

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