Le cellule del cordone ombelicale

«Ritengo non giusto ma fondamentale che si possano conservare le cellule staminali del cordone ombelicale e ritengo giustissimo che sia la donna a decidere che cosa fare del suo corpo e quindi anche del cordone ombelicale» Umberto Veronesi

Spesso abbiamo sentito parlare delle cellule del cordone ombelicale, della loro importanza, eppure quando arriviamo all’atto pratico, al parto, ce ne dimentichiamo completamente. Ho chiesto quindi alla Dott.ssa Elisa Ragusa, Biologa a Palermo, di spiegarci meglio di cosa stiamo parlando.

C’è qualcuno che è tenuto a informarci sulle cellule staminali del cordone ombelicale?

Nessun obbligo. Sicuramente l’ideale sarebbe ricevere l’informazione presso lo studio di ostetricia e durante i corsi di accompagnamento alla nascita, affinché tutti i futuri genitori possano essere informati e avere la possibilità di scegliere.

Perché è importante conservare le cellule staminali?

Il primo trapianto tra fratelli è stato effettuato 31 anni fa ormai, per curare l’anemia di Fanconi. In questi 31 anni moltissime patologie del sangue si sono aggiunte nell’elenco delle terapie a base di staminali cordonali e nel 2011 la comunità pediatrica internazionale si è espressa a favore della conservazione privata. Inoltre, recentemente la ricerca si sta focalizzando sulle cellule mesenchimali cordonali che sono in sperimentazione per patologie come autismo e paresi cerebrale. In Europa l’unica ad avere l’autorizzazione per queste sperimentazioni è la PBKM del gruppo Famicord, che si trova in Polonia. Attenzione, il protocollo sebbene eseguito con successo negli USA è ancora in fase di ricerca, ma ci si augura che tra qualche anno diventi standard a tutti gli effetti.
Una famiglia che per esempio ha un figlio che ha ricevuto diagnosi di autismo, potrebbe trovare una speranza in questo tipo di terapia, conservando le cellule mesenchimali, anche di un altro figlio. La bellezza delle mesenchimali è che non necessitano di compatibilità.

Banche private e banche pubbliche, come funzionano e come si scelgono

A volte non è possibile scegliere e l’unica soluzione per non perdere queste cellule é la conservazione privata. Infatti, non tutte le strutture ospedaliere sono accreditate con le banche pubbliche. Ad ogni modo, se si opta per la banca pubblica, soltanto il campione di cellule staminali, e non mesenchimali, verrà conservato e messo a disposizione di chi ne potrebbe avere bisogno, previa compatibilità. Sfortunatamente quest’ultima è veramente rara ed è risaputo che il massimo che si può ottenere da queste cellule è quando l’uso è di tipo familiare (come nella recente storia a lieto fine di Alex) e quindi conservate presso una banca privata. La scelta di una banca privata andrebbe fatta sulla base delle certificazioni possedute e dal numero di campioni rilasciati per i trapianti.

Quanto costa il prelievo delle cellule staminali in ospedale?

Il prelievo è gratuito se si sceglie di donarle alla banca pubblica, viceversa se si opta per la banca privata gli ospedali possono richiedere il pagamento di una tassa regionale, di cui una parte è destinata all’Ismett di Palermo.

Le banche private hanno un costo annuo?

Dipende. Alcune danno la possibilità di scegliere tra il modello americano con canone annuale di mantenimento e il pagamento una cifra che comprenda un numero di anni di conservazione stabilito.

Se metto le cellule in una banca privata estera, posso usarle poi in Italia?

Questa è una domanda che mi fanno spesso. Non è la scelta del paese in cui viene conservato a essere importante, ma le certificazioni (che garantiscono gli standard di conservazione delle cellule) ed il numero di rilasci della biobanca che fanno la differenza.
Infatti, il campione può essere usato in Italia, come in qualunque altro paese, e solitamente la prassi è la seguente: il centro richiede una piccola aliquota del campione ( che viene crioconservata a parte con questo scopo) per testare per esempio la compatibilità e poi dare l’ok alla biobanca al rilascio dello stesso.

Le cellule hanno una scadenza?

Le cellule vengono crioconservate a -196 gradi in azoto. In questo stato il loro metabolismo è fermo e per la scienza non hanno una scadenza.

 

Per ulteriori informazioni potete contattare

Dott.ssa Elisa Ragusa

mail: elisaragusa@hotmail.com

tel: 3922118217

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