Aikya in Giordania – Zaatari Refugee Camp

Prima di raccontarvi questa bellissima storia dobbiamo fare un passo indietro.

Vi ricordate di quando vi ho parlato della palestra Aikya dove porto mia figlia a scaricare le pile? Quello che non sapevo ai tempi è che quei ragazzi tanto carini che lavorano in palestra, oltre ad essere molto amati dai bambini, sono anche campioni Italiani o Mondiali di Kik Boxing! Infatti il Team Aikya, che fa parte della confederazione World Association Kick Boxing Organization (WAKO) e che è stato fondato dal campione mondiale Gianpaolo Calajó, è attualmente campione di Italia.

Torniamo a noi…

Circa un anno e mezzo fa Peace and Sport – un’organizzazione mondiale, neutrale e indipendente che è operativa nell’uso dello sport e dei suoi valori come strumento per la pace – ha avviato al Zaatari Refugee Camp il programma “Live Together”.

Dovete sapere che Zaatari è il più grande campo per rifugiati Siriani al mondo, situato a nord della Giordania su un lembo semi-desertico a confine con la Siria. Secondo i dati di UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ad Aprile 2018 il campo accoglieva circa 80.000 persone di cui il 20% di età inferiore a 5 anni.

Il programma, sviluppato insieme a UNHCR,  International Relief and Development (IRD/Blumont), ITTF, FITEQ, WAKO e con il supporto del Jordan Olympic Committee, mirava a promuovere i valori della pace e la parità di genere attraverso l’introduzione di nuove attività sportive che coinvolgessero tutte le età.

Ad Aprile 2018, in quanto membro del WAKO, arriva a Zaatari anche Gianpaolo Calajò che ha deciso di condividere con noi la sua esperienza.

Quanto tempo hai passato a Zaatari e di cosa ti sei occupato?

Io e Domenico Mandalari siamo andati per la prima volta ad Aprile, la prima parte del progetto consisteva nel formare degli istruttori di kick boxing per bambini con il metodo Aikya.

Abbiamo formato 17 potenziali istruttori, uno ha poi avuto l’incarico di insegnante e, cosa importante, oggi questo ragazzo ha uno stipendio pagato dalla WAKO. A Gennaio sono tornato da solo, per altri 4 giorni, volevo vedere come stava andando e devo dire che va alla grande! Alì (l’insegnante) lavora tutti i pomeriggi ed ha già circa 70 bimbi. Come AIKYA abbiamo regalato vestiti, giochi ma soprattutto attrezzi per l’allenamento.

Personalmente ho spesso cercato di dare una piccola mano dal’India, al Nepal alla Sicilia e adesso Zaatari…e anche questa volta posso dire che il filo comune è l’umanità, il senso di aiuto reciproco che (per fortuna) l’essere umano riesce ancora a mostrare in situazioni drammatiche, si va per dare ma si ritorna con molto molto di più di quando si è partiti.

Cosa si insegna ai bambini con il metodo Aikya?

L’utilizzo di questo metodo consente di sviluppare e migliorare la fiducia in se stessi sin da piccoli ed accrescere la propria consapevolezza. In questo senso lo sport diventa un mezzo per conoscersi e migliorarsi.

Ci racconti qualcosa di Zaatari?

Zaatari è enorme, la gente è stupenda, moltissimi laureati, nessuno mi ha mai chiesto un aiuto. L’unico desiderio che hanno è tornare a casa. Devi pensare che il campo è chiuso e loro non possono mai uscire, moltissimi bimbi nella loro vita hanno visto solo e soltanto Zaatari. Bisogna dire che malgrado tutto il campo è gestito molto bene dall’UNHCR che lavora in sinergia con tutte le più grandi organizzazioni umanitarie WFP, IRD, UNICEF etc..

Vivevi a Zaatari?

Quando vado dormo ad Amman che è a circa un’ora di auto, nessuno può restare nel campo dopo le 16.

C’è qualche esperienza che ti farebbe piacere raccontarci?

Un giorno, tra una lezione e l’altra, ho preso una bici ed insieme ad alcuni ragazzi del corso abbiamo fatto un giro per il campo, ci siamo fermati ad una bancarella ed ho invitato tutti a bere una bibita col preciso intento di offrire qualcosa e lasciare un po’ di soldi. Cercavo di non dare la sensazione di fare elemosina perché sapevo che non avrebbero mai accettato. Risultato? Non sono riuscito a pagare un bel niente, il proprietario della bancarella che non mi aveva mai visto non ha assolutamente voluto accettare nulla ed ha offerto a tutti!

So che hai conosciuto un bambino di nome Hamed, dagli occhi ipnotici. Come vi siete incontrati?

Hamed l’ho incontrato durante una pausa, girava con sguardo triste per il campo, l’ho fermato per regalargli una palla che avevo con me e, dato che lui non parla inglese, alcuni ragazzi mi hanno raccontato la sua storia, non troppo diversa da molti altri. È stato trovato sul ciglio di una strada, solo, entrambi i genitori uccisi. Sai, quando le famiglie scappano lo fanno di notte per paura dell’esercito e per evitare di essere scoperti narcotizzano i bambini affinché non piangano o facciano rumori che possano farli scoprire.

Sono presenti tantissime organizzazioni umanitarie, circa una trentina, quale pensi che sia il modo migliore per aiutare dall’Italia?

Per gli aiuti è molto difficile, privatamente impossibile. Io stesso ho mandato diversa roba che non è mai arrivata, adesso sto cercando attraverso un contatto di Peace and Sport ..vi farò sapere!

Tornerai a Zaatari?

Tornerò sicuramente a Zaatari, probabilmente dopo l’estate. Sono in costante contatto con Alì e settimanalmente mando materiale video per migliorare le sue lezioni. Il progetto non ha (purtroppo) una data di scadenza perché ancora non c’è nessun presupposto di rientro in Siria.

Anna Orsi & Gianpaolo Calajó

 

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