Il “binge drinking”

Gli effetti dell’alcool in una persona adulta dipendono da molti fattori: sesso, peso, altezza, età, condizioni di salute, fattori genetici e ambientali. È importante il tipo di bevanda, se a bassa o alta concentrazione di alcol, se durante il pasto o a digiuno, se si sorseggia o si ingerisce tutto di un colpo.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera moderata la quantità giornaliera di alcol equivalente a 2 unità unità alcoliche per l’uomo e 1 unità alcolica per la donna. Una unità alcolica corrisponde a 12 grammi di alcol o etanolo che è contenuta in 40 ml di superalcolico, 125 ml di vino, 330 ml di birra.

La raccomandazione di bere moderatamente riguarda solo gli adulti. Bambini e adolescenti non devono bere per niente!

L’alcol-deidrogenasi, enzima indispensabile per metabolizzare e degradare l’alcol nel corpo umano, inizia ad essere presente nel fegato a 17-18 anni e raggiunge livelli ottimali dopo i 20-25 anni.
Questo vuol dire che il fegato dei ragazzi non ha la possibilità di metabolizzare le bevande alcoliche. E i danni sono molto superiori rispetto a quelli dell’adulto che ha un apparato enzimatico in grado di neutralizzare l’alcol.

I dati pubblicati dal Ministero della Salute nel 2016 sono che 8,6 milioni di italiani bevono una quantità elevata di alcol, tra cui 800.000 minorenni!

Nella fascia di età 16/17 anni il binge drinking (assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo) rappresenta l’abitudine più diffusa e consolidata.

Basta osservare alcuni locali il sabato sera pieni di ragazzini che, per moda o per emulazione, bevono tranquillamente super-acolici totalmente all’oscuro dei danni che stanno procurando al proprio corpo e al proprio cervello.

Tutto questo nella indifferenza generale della società che sembra non rendersi conto di quello che sta succedendo ai nostri ragazzi.

Le conseguenze sono disastrose. Non mi riferisco agli incidenti stradali di cui sono vittime i ragazzi più grandi, ma le numerose complicanze organiche dell’assunzione di alcol, come cirrosi epatica, pancreatite, malattie cardiache, epilessia, etc.

Inoltre l’alcol dà dipendenza sia fisica che psichica, esattamente come l’assunzione di droghe. La dipendenza fisica si manifesta con i segni clinici dell’astinenza (tremori, cefalea e vomito); la dipendenza psichica si manifesta come “craving” cioè come desiderio intenso e irrefrenabile di assumere l’alcol per evitare i sintomi spiacevoli legati all’astinenza.

Dott. Matteo Noto
Pediatra
Presidente ABIO Palermo

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