È meglio la malattia o la vaccinazione? I Parte

La vaccinazione è una delle scoperte scientifiche più importanti della medicina. Insieme alla scoperta degli antibiotici ha cambiato radicalmente la sopravvivenza dei pazienti che contraggono le malattie infettive.

Vaccinare vuol dire introdurre piccole quantità di molecole purificate e isolate da virus, batteri o tossine e iniettarli nel corpo umano, in modo da provocare una risposta immunitaria pronta ed efficace, nel momento in cui si contrae la malattia.

Questa terapia preventiva, nel tempo, si è rivelata così valida da determinare l’eliminazione di malattie mortali, per le quali non esistono terapie adeguate una volta contratte; al punto che le generazioni di oggi non comprendono perché si debba continuare a vaccinare per malattie che non vedono più, come, ad esempio, la poliomelite.

Dire che la poliomelite in Italia è eliminata vuol dire che, da qualche anno, non ci sono più malati e ciò grazie alla vaccinazione. Ma ricordiamoci che il virus circola sempre nel nostro territorio. Nei paesi vicini, ci sono casi di poliomelite e, se si abbassa la percentuale dei vaccinati nel nostro paese, la poliomelite può tornare.

Diverso è il caso del vaiolo che è stato eradicato dalla faccia della terra, cioè non ci sono più casi da parecchi anni, ed è per questo che non si vaccina più per il vaiolo. Ma quanti sanno che i morti da epidemie di vaiolo nel medioevo superavano di gran lunga i morti in battaglia. Quanti conoscono i danni, i rischi, le complicanze delle malattie contratte naturalmente (poliomelite, difterite, etc.) ormai quasi scomparse grazie alle vaccinazioni?

Così l’attenzione della gente si è concentrata sugli effetti collaterali delle vaccinazioni, che eccezionalmente possono essere anche gravi, ma purtroppo (ancora prima di dimostrare un nesso di causalità tra vaccino ed evento avverso) vengono spesso enfatizzati dai mass media alimentando la paura per le vaccinazioni. Le persone ignorano gli effetti disastrosi della malattia, che non conoscono o non hanno mai visto.

Per chi non è addetto ai lavori, solo la conoscenza degli effetti delle malattie in un periodo storico antecedente alle vaccinazioni può chiarire i motivi dell’importanza delle vaccinazioni.

Per brevità prendiamo in esame poliomelite e tetano, ma i dati sono sovrapponibili per altre malattie come difterite, pertosse, etc.

Negli Stati Uniti nel 1959 (periodo pre-vaccinale) le paralisi per la poliomelite nella popoplazione erano 21.269, esse si verificavano nello 0,5% dei malati, con una mortalità del 3%.

Sempre negli Stati Uniti nel 1980, dopo di avere vaccinato in maniera estensiva la popolazione, le paralisi per poliomelite sono passate a 9 (nove) con un incidenza di paralisi post-vaccinale 1/19.000.000. Quindi nei soggetti non vaccinati 1 caso di paralisi ogni 200 malati, invece nei soggetti vaccinati 1 caso di paralisi ogni 19.000.000 di soggetti che hanno contratto il virus della poliomelite. Questi dati bastano per una analisi costo/beneficio?

In Italia la vaccinazione inizia nel 1964; i casi di polio nel 1963 erano 2.830; nel 64’ erano scesi a 842; nel 65’ scesi a 254; nel 66’ a 248; negli anni 80’ zero.

Negli Stati Uniti i malati di tetano nel 1961 (epoca in cui non si vaccinava) erano 10.650 con una mortalità del 50% dei malati; nel 1989, quando era stata introdotta la vaccinazione non si è verificato nessun caso di tetano. In Europa i malati di tetano nel 1948 erano 601; nel 1989 solo 47.

E potrei continuare con i dati pubblicati per altre malattie infettive ma il comportamento della malattia, prima e dopo vaccinazione, è simile a quella della poliomelite e del tetano.

(l’articolo continua nella II parte)

NOTA: I dati riportati in questo articolo sono presi dall’ Istituto Superiore di Sanità e dal Dipartimento Prevenzione della Regione Piemonte (G. Ara, F. Giovannetti).

Dr. Matteo Noto

Pediatra

Presidente ABIO Palermo

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